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Il grande male, con tutto il bene

Compagnia Comteatro

Testo: Davide Del Grosso

Regia: Davide Del Grosso

Aiuto regia: Giorgia Colantuono

Con: Eleonora Iregna e Francesco Errico

Musiche: Ilaria Lemmo

Costumi: Margherita Platé

Luci: Davide Bonacina

Organizzazione: Daniela Parisi

 

La compagnia

L’Associazione Culturale Comteatro è attiva sul territorio di Corsico dal 1982, sotto la direzione artistica di Claudio Orlandini, e nel 2013 ha vinto il Premio Hystrio-Provincia di Milano.

Il Comteatro vuole essere un luogo di senso, dove raccontare qualcosa che valga la pena di essere ascoltato e visto e che abbia in sé il carattere di un’urgenza umana, espressiva, teatrale.

Il Comteatro agisce come gruppo teatrale di ricerca autonoma ed autofinanziata fino al 1996; da lì diventa associazione culturale teatrale ospitata nel territorio di Corsico (Milano), e sostenuta dal Comune stesso.

Il Comteatro è anche un luogo formativo per allievi attori, con una didattica intesa non soltanto come impostazione attorale, ma anche come insegnamento e condivisione di strumenti utili alla conoscenza delle dinamiche umane, crocevia di competenze che la società civile richiede agli educatori, agli insegnanti, o più semplicemente agli uomini.

 

Il progetto

Il Grande Male, con tutto il bene è un’opera che indaga una possibilità umana: la trasformazione del dolore in bellezza. Abbiamo scelto uno dei dolori più ingombranti del nostro presente, che viene forse considerato terrore e dolore primo fino ad essere chiamato appunto Grande Male: il cancro.

Troviamo un uomo, Martini, che si trova a vivere coscientemente i suoi ultimi due mesi di vita; la sua compagna, Livia, che condividerà con lui questo pezzo di percorso ed un oncologo, al quale spetterà assistere la coppia nelle fasi finali della malattia. Tre esseri umani di fronte ad una situazione inevitabile e di conseguenza tragica, enorme eppure così presente nelle vite di ciascuno di noi, sono il veicolo fondamentale con cui l’opera apre i suoi temi. Le loro incomprensioni, i loro dubbi e domande, lo sconforto e gli atti d’amore, i ricordi, i desideri, l’intero svilupparsi della loro vita relazionale permetterà di fare breccia nella malattia, nella situazione di partenza che sembra così schiacciante ma che invece porta ad un panorama più vasto di riflessione sull’esistenza.

Perché lottiamo? Si chiede ad esempio Martini. Perché siamo educati alla lotta, alla prevaricazione, ad una logica del successo che diventa successo su qualcuno? E’ possibile vivere in assenza di lotta oppure bisogna aspettare che un cancro ci ponga nella posizione dello sconfitto per farlo? Che un cancro ci liberi dalla lotta?

Durante i tre atti l’opera continua a trasformare se stessa: da un punto di vista di registro si passa dal naturalismo delle prime battute al completo surreale degli ultimi momenti.

Da un punto di vista di linguaggio la prosa si apre sempre di più per lasciare spazio alla parola poetica, quella dell’autore e quella ad esempio dei Four Quartets di T. S. Eliot che accompagnano il terzo atto. Oltre alla poesia entra anche la musica prodotta dalla scena, il canto, la danza, in una moltiplicazione di linguaggio.

Dal punto di vista invece dell’impianto spettacolare si assiste a una graduale dissoluzione della scena dal rapporto classico attore/spettatore si passa attraverso la modalità partecipativa ereditata dall’happening per arrivare al carattere della performance.