Progetto vincitore

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La fabbrica della felicità

Connettiv024grammi - Milano

Testo: Irene Canali

Regia: collettiva

Con: Nicola Andretta, Giuseppe Attanasio, Irene Canali, Miriam Costamagna, Daniele Palmeri, Marta Salandi

Tecnico audio-luci: Maria Virzì

Tutor e collaboratore della compania: Mattia Fabris

La compagnia:

Connettivo è ciò che permette di instaurare una relazione tra A e B, per dare infine origine a C; questa nuova proposizione può essere vera o falsa, in tal modo può porre quindi una domanda e svelare informazioni che A e B scisse non potevano mostrare. Da qui il nome del gruppo formato da sei giovani attori diplomati alla Civica Accademia d'Arte Drammatica "Nico Pepe" di Udine nel 2015 che, dopo aver intrapreso differenti percorsi nell'ambito del teatro ragazzi, teatro di strada, teatro-danza, teatro di ricerca, teatro scritturato e teatro indipendente, decidono di rincontrarsi con la voglia di mettere in condivisione e nuovamente in relazione il materiale umano, lavorativo ed artistico sviluppato.

Un gruppo con l'intento di sfruttare tutte le possibili connessioni tra i diversi linguaggi e modalità espressive, mantenendole sempre a servizio del contenuto. Non si ricerca tanto una forma, un'unità stilistica ed estetica, quanto la forma più adatta e funzionale al contenuto di volta in volta da veicolare attraverso la storia. 24 grammi perché nonostante le diversità dei singoli componenti, si è concordi nel dare un peso, un peso molto specifico, alla sostanza che dà vita alla forma. Per questo la ricerca per il connettivo si sposta verso i contenuti e le tematiche delle storie proposte. Storie portate in vita da sei interpreti per l'esigenza e la voglia di raccontare della collettività, oltre che del singolo individuo.

Il progetto:

In una città non ben precisata la storia racconta di una grande fabbrica, la Pfaizer Corp, talmente organizzata ed oliata in ogni suo ingranaggio da non rischiare in alcun modo il fallimento. A dispetto di tutte le altre imprese, anche nei periodi più critici economicamente parlando, la Pfaizer Corp non vede che incrementare le richieste e di conseguenza la percentuale vendite, con evidente piacere del signor Pfaizer, amministratore da tempo immemore della fabbrica in questione. Ma non da solo, il signor Pfaizer, manda avanti questo grande macchinario: può difatti contare sul governo in carica, di qualunque fazione esso sia, e sul costante e fedele interesse di ogni singolo cittadino al prodotto. La fabbrica Pfaizer, che rende così particolare questa non ben precisata città, che attorno alla suddetta fabbrica gravita e vive, ha scoperto e democraticamente elargito la ricetta della felicità. Una felicità in pillola, chiamata Soma: “euforico, narcotico, gradevolmente alienante, sembra eliminare tutto quello che c'è di sgradevole”. Una pillola per eliminare tutti i mali, nel corpo e nella mente, vecchi e nuovi, sconosciuti e da prevenire. Per avere tutti i valori nella norma, perfetti e stabili. Perché non esiste civiltà senza stabilità. 

Addentrandosi nelle particolari vicende di dodici dei suoi abitanti, venditori e consumatori di felicità, la storia in questione abbandona le tinte fiabesche e prende i toni di una favola noir, svelando una ricerca ossessiva e grottesca della felicità ad ogni costo, per riflettere sugli aspetti più nascosti di quest'ambizione, ed immaginare in quale mondo ci potrebbe condurre. Il testo prende ispirazione dal romanzo di Huxley 'Mondo Nuovo', e dall'osservazione del mondo reale, con particolare attenzione al mondo delle industrie farmaceutiche: dai piani alti, dove troviamo a collaborare scienza, capitale, informazione scientifica e propaganda pubblicitaria, fino a scendere nelle case dei tanti consumatori di felicità. Le dodici vicende procedono per quadri, ventitré in tutto, per lo più dialoghi, frammenti di storie che si alternano e s'intrecciano tra di loro.

Il testo, scritto da Irene Canali, nasce da un’indagine sui parametri utilizzati per distinguere ciò che è malattia da ciò che non lo è, e su quanto sia relativa, oscillante e strumentalizzata questa sottile linea di demarcazione. Altri confini sono entrati a far parte del discorso: sofferenza e benessere, disagio e comodità, paura e tranquillità, instabilità e stabilità, fragilità e perfezione, per arrivare sino al concetto di verità e di libertà in opposizione a quello di felicità. La ricerca della felicità, come della perfezione, della stabilità, della sicurezza e della salute, ha assunto oggi un’importanza assoluta e ruotiamo attorno a questo unico perno. Ambiamo, sia privatamente sia collettivamente, ad ottenere questa condizione -che ha del mitico e altresì del possibile- in modo permanente e assoluto. Pertanto tutto ciò che si oppone a tale ambizione viene spazzato via, preferibilmente nel modo più semplice ed indolore possibile. Tutto ciò che è sgradevole, doloroso o assurdo viene chiuso al di fuori delle mura della città. E questa ostracizzazione la si riscontra nella mente e nel corpo del singolo individuo, come all’interno del corpo sociale. La natura umana viene rivista e ridefinita in modo che nell’immaginario collettivo possa non presentare malformazioni di alcun tipo, momenti di instabilità, dubbio o tristezza. La società è composta da individui che devono mantenersi stabili, nel corpo e nella mente. Non è normale vacillare. Non è naturale scendere al di sotto di una certa soglia di felicità, mai.

Il testo si pone l’obiettivo di riaprire dunque un dialogo, per riflettere sulla ricerca della felicità a tutti i costi e di mostrare gli interessi e le ambizioni di chi le fornisce carburante.